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L'onda - 2008

Messaggio Da Lapsusion il Mar 8 Set - 22:35:52



L'Onda

regia di Dennis Gansel
Thriller-Drammatico politico

Lucky Red
Germania, 107 minuti.
Sceneggiatura: Dennis Gansel, Todd Strasser e Peter Thorwarth





Il giovane professore anarchico e anticonformista Rainer Wenger tiene un corso sull'autocrazia ai suoi allievi che si dicono convinti dell'impossibilità che si ripeta un orrore come il nazismo in Germania. Nasce un esperimento che presto sfugge di mano...





Dovrebbero trasmetterlo subito nelle scuole L’onda. Ma subito! Soprattutto in Italia, visti i tempi che corrono… Si è accusato Dennis Gansel di aver realizzato un film di fatto pedagogico. È assolutamente vero. E per quanto mi riguarda è un enorme pregio. Trovatemelo voi un film che riesca a spiegare la nascita di un totalitarismo in maniera più fresca, originale e genuina di questo. Un modo semplice, diretto e avvincente di fornire un utilissimo strumento di conoscenza e coscienza. Un grande pregio quello di Gansel, che approccia il nazismo da un punto di vista periferico, senza addentrarsi in facili riferimenti storici come è stato fatto in passato da ugualmente prestigiosi film e registi: pensiamo a classici come Schindler’s list di Spielberg, il Pianista di Polanski, La vita è bella di Benigni, e potremmo andare avanti per pagine che il filone è sterminato, nè pare voler finire, come mostrano i recenti Operazione Valchiria di Bryan Singer e Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman.

Un film che parte quindi da un approccio meramente psico-sociologico, concentrandosi sull’eventualità (da tutti ritenuti remota se non nulla) che nella nostra epoca la Germania possa ricadere in un’avventura totalitaria. Scelta non casuale quella della Germania, il paese che più di ogni altro dopo oltre cinquant’anni di di cammino culturale e politico si crede immune da ogni possibile contagio autoritario. Una scelta voluta per rafforzare il messaggio di una vicenda che nasce da una storia vera: un riuscito esperimento attuato in un liceo californiano nel 1967 per volontà del docente di storia Ron Jones. Niente di così impossibile quindi, nonostante il telo romanzato abbia avuto il suo ampio raggio d’azione in una serie di colpi di teatro (tra cui il tragico finale) e in una certa artificiosità nella caratterizzazione dei personaggi e nei tempi della trama (esagerata appare l’espansione a macchia d’olio in un’intero istituto scolastico nel giro di pochi giorni).

Eppure niente di totalmente inverosimile. Affatto. Qui sta la vera forza del film “pedagogico” di cui si parlava sopra: la capacità di segnalare con forza e incisività i processi con cui tuttora il totalitarismo può diventare una risposta (chiaramente aberrante) per uscire dai problemi comuni degli stessi giovani oggetti dell’esperimento: apatia, individualismo sfrenato, caduta di ogni morale e mancanza di grandi ideali utopistici. Basta trovare un nemico comune, mettere in piedi una festa-sballo di successo e creare un minimo di caratteri comuni (simboli, saluti, vestiti) su cui costruire un gruppo coeso e chiuso. Primo passo che a livello sociale appare una visione in piccolo degli stessi effetti che si potrebbero ripercuotere nelle grandi masse afflitte da questioni come globalizzazione, crisi economica, disoccupazione, iniquità sociale, nazionalismo e xenofobia.

Argomenti scomodi che il cinema tedesco pare affrontare con notevole successo negli ultimi anni, con un filotto “politico” davvero notevole: prima Nowhere in Africa della Link, Goodbye Lenin di Becker e Le vite degli altri di Von Donnersmarck, poi La banda Baader Meinhof di Uli Edel, ora il già citato Il bambino con il pigiama a righe e un altro riuscito dramma introspettivo come The reader di Stephen Daldry. Davvero difficile non notare il decennio d’oro del cinema tedesco più impegnato. Quasi come ai tempi d’oro della Neue Deutsche Welle, quando fiorivano i riconoscimenti ad autori di spessore come Wenders, Kluge, Herzog e Fassbinder. Non c’è da stupirsi quindi se Gansel, come un novello Wenders, fa ampia mostra di una regia e di una cultura molto “americana”, dai ritmi rapidi, adatti all’ambiente giovanile, con sguardo disincantato e roboante, tra musiche eccitanti (i Ramones dell’avvio ne sono la presentazione migliore) e un particolare gusto per scenografie spettacolari (tra cui l’ormai famosa sequenza dell’ingresso in scena del professor Rainer Wenger nell’aula magna stracolma di camice bianche). Non c’è da stupirsi di tutto ciò quando si hanno predecessori tanto illustri e un allievo così talentuoso e diligente come è lo stesso Gansel.


recensione di Lapsusion

Lapsusion


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